OLIO DI PALMA

COSA VUOI SAPERE?

  1. Storia e origine
  2. Come viene estratto
  3. Dove si coltiva
  4. Perché viene usato dall’industria alimentare
  5. Altri usi dell’olio di palma
  6. Olio di palma e salute
  7. Olio di palma e ambiente
  8. Emissioni di carbonio
  9. Ricerca e sviluppo
  10. Olio di palma in Italia
  11. Storia dell’olio di palma in Malesia
  12. Contributo economico dell’olio di palma in Malesia
  13. Piccoli agricoltori in Malesia
  14. Il modello di sviluppo malese
  15. Protezione delle foreste in Malesia
  16. Conservazione della fauna selvatica in Malesia
  17. Oranghi in Malesia

 

Storia e origine

L’olio di palma è originario dell’Africa occidentale ed è ancora coltivato in quella regione, così come in Malesia e in altri paesi che si prestano a questa coltivazione. Per più di 5000 anni è stato utilizzato come alimento di base da molte popolazioni, essendo una fonte preziosa di grassi ed avendo un elevato apporto nutrizionale.

È durante il periodo coloniale che l’olio di palma ha iniziato a giocare un ruolo importante a livello internazionale. Ai quei tempi le compagnie europee cominciarono ad investire nelle piantagioni in Africa occidentale e ad esportare quest’olio in Europa, anche per usi non alimentari, come lubrificante e materia prima per candele. Questa versatilità è ancora oggi una delle ragioni principali della popolarità dell’olio di palma nel mondo.

Sono stati gli europei ha portare la palma da olio in Indonesia e Malesia ad inizi 900′. Non essendo presenti molti degli insetti e delle malattie che colpivano la pianta sul territorio africano, le coltivazioni di palma da olio nel sud-est asiatico divennero straordinariamente produttive. La prima piantagione commerciale in Malesia fu stabilita dal francese Henri Fauconnier nel Selangor nel 1917.

 

Come viene estratto

L’olio viene estratto dal frutto della palma da olio (palm oil), attraverso la spremitura del frutto, e dal nocciolo del frutto (palm kernel oil). I frutti della palma crescono in grappoli che pesano fino a 30 kg e vengono raccolti dall’albero con attrezzature specifiche. L’albero di palma da olio produce continuamente frutti fino ad una massimo di 30 anni senza la necessità di essere ripiantato annualmente.

L’olio di palma viene estratto entro 24 ore della raccolta del frutto, per garantirne la qualità, pertanto le piantagioni di palma da olio si trovano necessariamente vicino ai frantoi che estraggono l’olio.

 

Dove si coltiva

L’olio di palma è coltivato in 43 paesi. Fra questi, Indonesia (52,3%) e Malesia (33,1%) sono i maggiori produttori mondiali di olio di palma. A seguire Tailandia (3,1%), Colombia (1,9%) e Nigeria (1,5%).

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Perché viene usato dall’industria alimentare

L’olio di palma è un olio estremamente versatile e dai molteplici usi, e viene impiegato in diversi settori tra cui quello alimentare, cosmetico, chimico ed energetico.

L’olio di palma è consumato in tutto il mondo come ingrediente alimentare e per la preparazione di diversi cibi –

  • L’olio di palma in forma liquida è usato quotidianamente come olio da cucina in molti paesi, in particolare in Asia e in Africa.
  • La parte solida dell’olio di palma viene spesso utilizzate per la creazione di torte, pane e altri prodotti da forno al fine di migliorarne la struttura, il gusto e la fragranza, senza ricorrere ad oli parzialmente idrogenati.
  • Il burro chiarificato e altri grassi sono spesso realizzati utilizzando come ingrediente l’olio di palma.
  • I prodotti non lattiero-caseari come latte in polvere e latte condensato spesso contengono olio di palma che funge da ingrediente grasso

L’olio di palma è privo di grassi trans, considerati uno dei fattori che contribuiscono maggiormente allo sviluppo di malattie cardiovascolari. L’uso di olio di palma come sostituto dei grassi trans ha contribuito notevolmente a ridurre il consumo globale di questi grassi dannosi.

Una delle ragioni per cui l’olio di palma è diventato così popolare in tutto il mondo è la sua efficienza dal punto di vista produttivo e il conseguente relativo basso costo di produzione. Ciò si deve all’incredibile resa della palma da olio, che è dalle quattro alle dieci volte più produttive degli altri oli vegetali, nonché alla lunga durata del suo ciclo di vita (25-30 anni), il che significa che non sono necessari costosi reimpianti annuali né dissesto del suolo.

La palma da olio richiede meno terreno, meno pesticidi e meno energia rispetto ad altri oli vegetali come ad esempio l’olio di soia, l’olio di girasole o l’olio di colza. Un ettaro coltivato a palma da olio produce una media di 4 tonnellate di olio all’anno. Lo stesso ettaro di colza produce 0,8 tonnellate di olio, uno di girasole 0,7 tonnellate di olio e uno di soia 0,5 tonnellate.

 

Altri usi dell’olio di palma

Circa il 10 per cento della produzione di olio di palma è destinata ad applicazioni non alimentari. Tra i prodotti più comuni realizzati con questo ingrediente troviamo:

  • Saponi – spesso prodotti da oli derivati dal frutto della palma da olio.
  • Detersivi, articoli da bagno, cosmetici, materie plastiche e prodotti farmaceutici – utilizzano prodotti oleochimici che possono derivare dall’olio di palma.
  • Energia rinnovabile – l’olio di palma e le biomasse generate da olio di palma possono essere utilizzate per la produzione di energia rinnovabile

 

Olio di palma e salute

L’olio di palma è un olio senza OGM e privo di grassi trans. Infatti, è usato nei prodotti alimentari come sostituto degli oli vegetali parzialmente idrogenati, dannosi dal punto di vista salutare.

È difatti provato da diversi studi come l’idrogenazione, che è una tecnica usata per ‘indurire’ oli liquidi a temperatura ambiente, comporti la formazione di pericolosi grassi trans. I grassi trans infatti aumentano il colesterolo cattivo (LDL), diminuendo il livello di colesterolo buono (HDL).

L’olio di palma è una matrice alimentare complessa, composta da circa il 50% di grassi saturi e il 50% di grassi insaturi (vedi grafico sottostante). L’acido palmitico che si trova in diversi alimenti tra cui i latticini è il principale grasso saturo dell’olio di palma.

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Il vecchio paradigma che discrimina i grassi saturi è da tempo rimesso in questione da nuovi studi in materia. La teoria per cui i grassi saturi sarebbero dannosi per la salute è in contrasto con le nuove prove scientifiche, tra cui lo studio del dott. Rajiv Chowdhury, epidemiologo all’Università di Cambridge.

In una revisione scientifica pubblicata sull’International Journal of Food Science and Nutrition, condotto dalla dott.ssa Elena Fattore e dal dott. Roberto Fanelli dell’Istituto Mario Negri, è stato confermato che l’olio di palma non è dannoso per la salute, tantomeno cancerogeno.

L’olio di palma è una delle risorse più ricche di carotenoidi avendo un contenuto di 15 e 30 volte superiore rispetto alle carote e ai pomodori. L’olio di palma è anche una delle fonti più ricche di tocotrienoli e tocoferoli, che contengono la Vitamina E, ed è stato dimostrato il loro apporto fondamentale nella protezione contro il cancro e nell’inversione dei processi neuro-degenerativi.

L’alto contenuto di carotenoidi, circa 500/2000 mg/kg contro meno di 100 mg/kg negli altri oli vegetali, dona all’olio di palma non raffinato il tipico colore rosso. L’Istituto di ricerca per lo sviluppo francese ha effettuato delle ricerche sull’uso dell’olio di palma per alleviare la carenza di Vitamina A nei Paesi in via di sviluppo. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità la carenza di vitamina A affligge più di 250 milioni di bambini nel mondo ed è fra le a cause di morte di 125.000-250.000 bambini in un anno.

 

Olio di palma e ambiente

Il totale delle aree destinata alla produzione agricola di oli vegetali nel mondo corrispondono a circa 270 Mha. Di questi, circa il 6 per cento è destinato all’olio di palma (la soia 42 per cento, la colza 13 per cento). Nonostante questo, l’olio di palma contribuisce a più del 30 per cento della produzione agricola totale di olio vegetale nel mondo (la soia 22 per cento, la colza 13 per cento).

Dal punto di vista dello sfruttamento del terreno, la palma risulta così la pianta più produttiva al mondo. Con un ettaro di terreno si producono 3.99 tonnellate di olio di palma, 0.75 tonnellate di colza, 0,63 tonnellate di girasole e 0,39 tonnellate di soia. Negli anni la resa per ettaro continua ad aumentare grazie al forte impegno dei produttori in tecnologia e innovazione.

Questo sforzo può contare anche sul sostegno del governo malese. Il programma governativo NKEA (National Key Economic Areas) si prefigge come obiettivo di raggiungere lo status di paese ad alto reddito entro il 2020, aumentando le rese dell’olio di palma del 90 per cento.

 

Emissioni di carbonio

Il vantaggio dell’olio di palma su altre colture, in termini di resa per ettaro, non può in realtà essere contestato. Tuttavia, sia l’Unione europea che gli Stati Uniti hanno introdotto politiche che discriminano l’uso di olio di palma come materia prima per biocarburanti. Una discriminazione che si basa su analisi parziali e incomplete.

L’Unione Europea e gli Stati Uniti difatti attribuiscono all’olio di palma una riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, rispettivamente del 19 e del 17 per cento. Dati percentuali che comportano l’esclusione dei biodiesel a base di palma dai programmi rinnovabili delle reciproche giurisdizioni.

Tuttavia, la ricerca effettuata dalla Commissione malese per l’olio di palma (Malaysian Palm Oil Board, MPOB) ed esperti indipendenti dimostrano che la riduzione dei gas a effetto serra (Greenhouse gases, GHG) per i biocarburanti a base di palma sono più alte dei calcoli precedenti. MPOB attribuisce alla palma prodotta con e senza cattura di metano una riduzione compresa fra 60,4 e 74,7 dei gas a effetto serra.

La ricerca effettuata dall’Università Friedrich-Schiller di Jena ha invece individuato valori ancor più precisi, con valori compresi tra il 38 e il 41 per cento di riduzione di GHG per quanto riguarda l’olio di palma, prodotto senza cattura di metano, e addirittura pari all’85 per cento per l’olio prodotto con cattura di metano.

È anche da notare che le stime iniziali del contributo dell’uso del suolo al cambiamento di emissioni di gas serra a livello globale sono state ridotte in modo significativo dal momento che il loro contributo è stato stimato al 20 per cento o più. Una migliore comprensione del ciclo globale del carbonio e una migliore raccolta dei dati hanno portato a stime migliori, stabili intorno al 10 per cento.

 

Ricerca e sviluppo

La lavorazione dell’olio di palma crea un volume elevato di sottoprodotti, soprattutto biomasse che tradizionalmente venivano impiegate nelle piantagioni per la concimazione delle palme da olio. Oggi sono state individuate altre applicazioni, in particolare sotto forma di biocarburanti di seconda generazione.

Tra questi i gusci di frutta vuoti (Empty fruit bunches, EFB) sono in fase di elaborazione per produrre bio-olio, una sostanza simile al petrolio greggio. Il bio-olio ha il potenziale per essere raffinato come il petrolio greggio, rilasciando materiali di base necessari per biodiesel, bio-benzina e carburante bio-jet. Il processo di raffinazione ha anche il potenziale per generare energia elettrica attraverso cogenerazione.

Gli effluenti della produzione dell’olio di palma (Palm oil mill effluent, POME) stanno già dando enormi benefici all’industria e alle comunità locali. Catturando gli e e le emissioni di metano, l’industria limita ulteriormente le sue emissioni di gas a effetto serra (già basse per gli standard di settore dell’olio vegetale), e usa le emissioni catturate per alimentare i suoi frantoi.

L’abbondante eccesso di energia viene immesso nelle reti elettriche delle comunità locali, fornendo energia fondamentale per le comunità rurali e offrendo un’alternativa alla produzione di energia elettrica derivante da carbone o carbon fossili.

Ad oggi 12 frantoi in Malesia hanno avviato lo sviluppo di impianti di biogas. Gli impianti di biogas saranno aggiunti a 500 frantoi nei prossimi anni e a 250 di questi è stato prefissato l’obiettivo di fornire energia elettrica all’intera rete nazionale entro il 2020.

Per ulteriori informazioni visitate:

 

Olio di palma in Italia

L’Italia ha importato circa 1 milione di tonnellate di olio di palma nel 2012 (terzo maggiore importatore nell’UE). Tale materia prima è stata utilizzata nel comparto manifatturiero per una vasta gamma di prodotti e come fonte di energia per i trasporti.

Secondo una recente analisi, l’olio di palma contribuisce in modo significativo all’economia italiana: esso fornisce un contributo pari a 1 miliardo e 50 milioni di euro al PIL nazionale, con 500 milioni di euro sotto forma di entrate fisca
li e 14.600 posti di lavoro.

ITALY ECONOMIC

 

Storia dell’olio di palma in Malesia

La prima piantagione commerciale di palma da olio in Malesia è stata creata dal francese Henri Fauconnier nel 1917 presso Tennamaran Estate nel Selangor, a circa 50 km dalla capitale Kuala Lumpur.

Data l’assenza di molti dei predatori e delle minacce naturali del continente di origine, l’Africa, le coltivazioni si sono diffuse proficuamente nel sud-est asiatico.

La commercializzazione dell’olio di palma in Malesia ha subito una significativa accelerazione nel 1960 nell’ambito di due programmi di governo. Il primo si trattava di un programma volto alla diversificazione agricola, avente come scopo di ridurre la dipendenza del paese dalle sole esportazioni di gomma e stagno.

Il secondo programma aveva invece come obiettivo di istituire piantagioni da attribuire a piccoli proprietari agricoli al fine di ridurre la povertà nelle zone rurali dopo l’indipendenza del paese dall’impero britannico. Grazie a questo sistema, gestito dall’Autorità federale per lo sviluppo e il territorio (Federal Land and Development Authority – FELDA), sono stati concessi numerosi appezzamenti di terreno a piccoli agricoltori, in cambio della coltivazione e della raccolta di olio di palma. Ad oggi questo sistema è considerato uno dei progetti per ridurre la povertà di maggior successo nel mondo.

In questo modo difatti i piccoli agricoltori sono stati in grado di vendere i loro prodotti ad un mercato assestato e di reinvestire il reddito nelle loro comunità, migliorando le condizioni di vita dei villaggi rurali. La proprietà della terra ha fatto sì che questi stessi piccoli agricoltori fossero in grado di utilizzare i terreni come garanzia di accesso al credito ed espandere le loro attività. Circa il 40% per cento delle piantagioni di palma da olio è oggi di proprietà di proprietari agricoli.

Questi programmi, affiancati da importanti investimenti nella ricerca e innovazione da parte del governo e dell’industria malese, hanno reso l’olio di palma parte integrante della crescita del paese nel corso degli ultimi decenni. Oggi l’industria impiega più di 600.000 persone e contribuisce per oltre 20 miliardi di dollari ai proventi delle esportazioni nazionali.

 

Contributo economico dell’olio di palma in Malesia

Il contributo dell’olio di palma all’economia della Malesia è significativo. Si tratta del quarto pilastro dell’economia malese in ordine di grandezza, con un apporto pari a circa il 13 per cento del PIL. Nel 2015 il suo apporto al reddito nazionale lordo è stimato a circa 8,1 miliardi di dollari.

Sul versante dell’impiego il settore contribuisce direttamente ad occupare più di 620.000 persone, dalla raccolta alla ricerca e sviluppo del prodotto.

Le attività relative alle piantagioni e alla raccolta sono solo una parte di ciò che l’industria apporta all’economia malese. Gli investimenti in ricerca e sviluppo hanno sostenuto anche il settore oleochimico e la lavorazione di prodotti a valore aggiunto. Tale processo ha, a sua volta, creato nuove opportunità di produzione ed esportazione con un impatto positivo sul Paese.

Una nuova iniziativa politica – la Strategia alternativa per le biomasse in Malesia (1Malaysia Biomass Alternative Strategy, 1MBAS) – è stata ideata per potenziare un nuovo settore di attività economica per il Paese. La raccolta della palma da olio genera circa 80 milioni di tonnellate di biomassa all’anno, è evidente quindi l’esistenza di un forte potenziale per creare diverse gamme di prodotti, tra cui prodotti di legno, pellet, bioenergia, bioetanolo e componenti chimici biologici. Questa strategia nazionale è stata ideata per creare 66.000 nuovi posti di lavoro e aumentare il contributo del settore al PIL della Malesia stimabile in 30 miliardi di ringgit (circa 9,5 miliardi di dollari).

Il contributo dell’olio di palma all’economia ha impatto su tutti i cittadini malesi, dai seminatori e ai mietitori, fino ai commercianti e agli operatori finanziari. Ma ha anche un impatto globale: la fornitura di un olio da cucina capace di contribuire alla soddisfazione del fabbisogno mondiale di oli e grassi vegetali con prezzi accessibili.

 

Piccoli agricoltori in Malesia

I piccoli agricoltori sono la spina dorsale dell’industria dell’olio di palma in Malesia. Ci sono più di 300.000 piccoli agricoltori che coltivano circa il 40 per cento delle palme da olio del Paese. I piccoli agricoltori lavorano su appezzamenti di dimensioni comprese tra 4 e 40 ettari. In totale la produzione ammonta a circa 18 milioni di tonnellate di olio di palma all’anno.

Il forte contributo di questo frutto tropicale allo sviluppo delle comunità rurali – e a sua volta quello dei piccoli agricoltori in Malesia – è spesso trascurato dai media. L’espansione dell’olio di palma è descritta in alcune campagne come una minaccia, piuttosto che un’opportunità per queste popolazioni. Niente di più lontano dalla relatà.

Non deve quindi sorprendere che in Malesia, gli agricoltori di olio di palma e l’olio di palma stesso siano diventati una parte fondamentale dell’identità nazionale del Paese.

L’ulteriore sviluppo di piccole piantagioni è una componente chiave degli sforzi della Malesia per raggiungere lo status di Paese ad alto reddito entro il 2020, come indicato dal programma di trasformazione economica del governo.

Per saperne di più sulla vita quotidiana dei piccoli agricoltori della Malesia, date un’occhiata al nostro ciclo di video interviste con i gestori delle piantagioni, i piccoli agricoltori e i piccoli imprenditori locali per imparare come l’olio di palma ha influenzato positivamente la loro vita e quella delle loro famiglie.

Per ulteriori informazioni, visitate il sito Human Faces of Palm Oil.

 

Il modello di sviluppo malese

La Malesia ha sempre beneficiato di un patrimonio ambientale e naturale senza eguali. Le foreste pluviali ospitano forme di vita che non possono essere trovate in nessun’altra area geografica del mondo. Milioni di turisti visitano la Malesia ogni anno per scoprirne la bellezza tropicale e la fauna selvatica.

La Malesia ha sostenuto la conservazione e la protezione della fauna selvatica sin dalla sua indipendenza a fini anni 50′, stabilendo regolamenti e leggi per garantire la conservazione del patrimonio naturale del paese.

Tuttavia gli sforzi di conservazione sono possibili solo se affiancati allo sviluppo economico. Devono esistere incentivi economici per le comunità rurali affinché cessino la deforestazione per motivi di sussistenza e di sviluppo agricolo. Questo può verificarsi grazie a cambiamenti economici strutturali e ad una maggiore urbanizzazione. Nei circoli accademici, si parla di “transizione della foresta”. Un fenomeno osservato nella maggior parte delle economie sviluppate e in parte anche nella Malesia peninsulare.

Mentre la Malesia continua a preservare oltre il 62 per cento della copertura forestale nazionale, il governo si assicura che lo sviluppo economico in Malesia non vada a scapito dell’ambiente. Di conseguenza, attraverso la collaborazione tra il settore privato, le organizzazioni non governative, le comunità locali e il governo, la conservazione ambientale resta una priorità e un elemento chiave del modello di sviluppo malese.

Bilanciamento dello sviluppo in Malesia

Lo sviluppo agricolo è una parte fondamentale dello sviluppo sostenibile della Malesia. Industrie redditizie forniscono maggiori entrate fiscali che supportano le agenzie amministrative e lo sviluppo di infrastrutture sociali, come sanità e istruzione nelle zone rurali.

Senza questi, è impossibile per i governi sia applicare la normativa ambientale sia fornire un’adeguata rete di sicurezza sociale e di servizi di base per i propri cittadini.

Vi è, dunque, un equilibrio che deve essere raggiunto tra obiettivi economici, ambientali e sociali. Questo è il motivo per il quale enti come la Conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile perseguono tutti e tre gli obiettivi, senza alcuna esclusione.

Nonostante questa chiara necessità di un equilibrio, molti attivisti occidentali danno semplicemente per scontato che i paesi come la Malesia – i quali presentano ambizioni giustificate di aumentare il proprio livello di reddito – possano semplicemente sradicare l’olio di palma da un giorno all’altro senza ulteriori implicazioni. L’elemento fondamentale su cui gli attivisti occidentali non si soffermano a ragionare è l’impatto benefico, diretto e indiretto, dell’olio di palma che contribuisce su larga scala al benessere generale di tutti i malesi, in particolare nelle zone rurali più povere, dove operano molti piccoli agricoltori.

 

Protezione delle foreste in Malesia

Una delle accuse principali contro l’olio di palma da parte degli ambientalisti occidentali riguarda lo sfruttamento del suolo a scapito della natura. Tuttavia spesso non viene nemmeno accennato che la Malesia possiede un accurato sistema di amministrazione della terra che disciplina strettamente l’uso del territorio e la conversione delle foreste all’agricoltura.

Il terreno assegnato a questa coltivazione è limitato solamente alle zone destinate a fini agricoli. Circa il 24 per cento delle terre emerse della Malesia è suddivisa in zone per uso agricolo. Al contrario, più del 62 per cento della terra della Malesia è considerato parte del patrimonio forestale permanente del Paese, dove circa un quarto di tutte le foreste sono destinate alla conservazione e alla protezione.

Molti Paesi sviluppati hanno destinato a fini agricoli aree forestali dall’estensione significativamente maggiore. Italia, Francia e Germania, per esempio, hanno nel tempo destinato più del 50 per cento delle terre all’agricoltura. Ognuno di questi Paesi contiene zone forestali protette assai meno estese rispetto a quelle della Malesia.

Questo equilibrio in Malesia assicura che lo sviluppo economico non vada a scapito dell’ambiente e della biodiversità della nazione. Gli alti rendimenti della palma da olio assicurano che anche con i 6 milioni di ettari di terreni coltivati a palma da olio (ossia oltre il 15% della sua superficie totale della Malesia), gli agricoltori malesi siano in grado di vivere dignitosamente e accrescere il proprio reddito.

La politica di consumo del suolo è definita in modo stringente e l’espansione futura è severamente limitata al solo terreno adibito per la produzione agricola. Tale quota di terra è stata assegnata alla coltivazione attraverso un’analisi approfondita dei requisiti per far fronte alle esigenze alimentari nazionali, per sostenere le industrie e l’esportazione, tra cui olio di palma, gomma e cocco.

 

Protezione della fauna selvatica in Malesia

L’industria dell’olio di palma malese si è impegnata ad attuare pratiche agricole sostenibili e adeguate a due esigenze fondamentali: sviluppo e preservazione della natura. In concomitanza con il governo malese e i suoi obiettivi di sviluppo nazionale, l’industria si è impegnata ad attuare una pianificazione sostenibile del territorio e investire risorse nella conservazione delle fauna.

Nonostante ciò, l’industria è stata accusata di svolgere pratiche non sostenibili, tra cui la distruzione delle foreste pluviali e degli habitat della fauna selvatica, in particolare a sfavore degli oranghi.

Queste accuse infondate hanno portato ad un malinteso tra i consumatori di olio di palma e ha contribuito a diffondere pubblicità negativa per i prodotti a base di questo ingrediente in diversi Paesi europei.

L’industria dell’olio di palma malese, con alle spalle anni di pratiche responsabili, non è stata esentata da tali accuse, nonostante i numerosi sforzi per trasmettere informazioni accurate circa i progetti di conservazione della fauna selvatica.

L’industria dell’olio di palma in Malesia ha infatti costituito il Malaysian Palm Oil Wildlife Conservation Fund (MPOWCF) nel 2006. La MPOWCF è stata originariamente finanziata con 20 milioni di ringgit provenienti sia dall’industria che dal governo malese. Il fondo è amministrato dal Consiglio malese per l’olio di palma (Malaysian Palm Oil Council, MPOC) che ha anche la responsabilità generale per la gestione dei progetti di conservazione del fondo.

Il MPOWCF:

  • Si occupa di studi sulla fauna selvatica, la biodiversità e la conservazione ambientale e anche di valutare l’impatto globale del settore dell’olio di palma in queste aree naturali;
  • Funge da organo di garanzia affinché la coltivazione della palma non causi danni ambientali. Il Fondo opera attraverso un programma di ricerca mirato di conservazione organizzato da esperti del mondo accademico, enti governativi e organizzazioni non governative.

Politiche di conservazione della fauna selvatica

Il governo malese ha mantenuto politiche di conservazione della fauna selvatica per decenni. Nel 1976, il programma governativo Third Malaysia Plan ha istituito 15 aree protette che coprono oltre 560.000 ettari. Gli sforzi di conservazione sono aumentati costantemente grazie a regolamentazioni più rigorose in materia di uso del suolo e di gestione ambientale.

Il Dipartimento della fauna selvatica e dei parchi nazionali (Department of Wildlife and National Parks) supporta una serie di programmi per mantenere e migliorare le aree protette e la protezione delle specie critiche, come riabilitare aree forestali e applicare le norme ambientali.

Nel 2010 la legge sulla conservazione della fauna selvatica ha aumentato le sanzioni contro il bracconaggio e ha stabilito un solido quadro giuridico per la protezione della biodiversità e la conservazione.

La Malesia è anche firmataria di importanti accordi ambientali multilaterali (multilateral environmental agreements, MEA), tra cui la Convenzione sulla diversità biologica (Convention on Biological Diversity, CBD) e la Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione.

 

Oranghi in Malesia

I due Stati malesi che si trovano sull’isola di Borneo, Sabah e Sarawak, stanno intraprendendo grandi sforzi per proteggere le popolazioni di oranghi ed educare le popolazioni locali che sono specie protette (nella Malesia peninsulare non sono presenti oranghi). Essi hanno individuato una serie di aree forestali note per contenere le popolazioni più elevate di oranghi, da proteggere come riserve naturali, parchi nazionali o riserve forestali.

La riserva forestale Ulu Segama-Malua nel Sabah, che abbraccia più di 236.000 ettari, è abitata da circa 6.000 – 7.000 oranghi, confermandosi come la zona più popolata da oranghi in Sabah. Il Lanjak-Entimau Wildlife Sanctuary nel Sarawak è invece abitato da circa 1.400 oranghi. Queste aree sono protette in modo permanente e rigoroso. Ad oggi la popolazione di oranghi in Borneo Malesia è stabile.

pene severe sono previste per tutelare gli oranghi. A titolo di esempio, nel Sabah gli orango tanghi sono tutelati dal Sabah Wildlife Conservation Enactment (1997), secondo il quale sono previsti fino a cinque anni di carcere e multe fino a 100.000 ringgit per l’uccisione di questi esemplari.