CEO di MPOC: Il valore aggiunto dello standard di certificazione MSPO

Circa un anno fa, durante un incontro a Kuala Lumpur, i funzionari malesi hanno fornito una interessante panoramica dei progressi compiuti dallo standard per la produzione di olio di palma sostenibile in Malesia (MSPO).

Nel 2014 è stato lanciato un programma pilota e, verso la fine dell’anno, alcune grandi aziende hanno ottenuto la certificazione.

Un anno dopo la situazione ha fatto ulteriori progressi. Gli ispettori partecipano a programmi di formazione e in tutto il paese sono in corso campagne di sensibilizzazione. Altre aree di piantagioni sono state certificate.

Perché tutto questo è importante?

La definizione di uno standard è stato un primo grande passo per l’industria malese, ma ora sono state prese misure significative per garantirne l’implementazione e la verifica in modo efficiente. Ciò significa che lo standard MSPO può essere adottato dal mercato in modo economico, aspetto che si aggiunge alla crescente percezione che questa norma giocherà un ruolo importante nel futuro della certificazione dell’olio di palma.

Lo sviluppo di queste capacità sul posto è essenziale. Altrimenti la situazione sarebbe paragonabile a quella di un governo che definisce standard di sicurezza per i veicoli stradali, ma non dispone del budget per fare sì che le case automobilistiche e il pubblico venga a conoscenza delle modifiche, né per dispiegare una forza di polizia atta a far rispettare le regole.

Allo stesso modo, se gli standard di sicurezza applicati sono troppo elevati per cui le uniche automobili compatibili non sono alla portata della maggior parte dei consumatori, non si avrà un reale miglioramento della sicurezza né del funzionamento del sistema dei trasporti. Semplicemente vorrà dire che la maggior parte delle automobili sulla strada non sarà conforme agli standard di sicurezza.

Questo è precisamente ciò che distingue l’MSPO dall’iniziativa del settore privato, rappresentata dallo standard RSPO.

In poche parole, si tratta della possibilità di avere molti produttori in grado di soddisfare una vasta gamma di standard che forniscono una garanzia di sostenibilità.

L’RSPO è un player importante e prezioso per la certificazione dell’olio di palma, ma al momento ha dimostrato di essere semplicemente troppo ampio e troppo costoso perché la maggior parte dei piccoli agricoltori vi possa aderire. A questo proposito, va detto che la pressione posta sulle supply chain o sull’olio di palma per soddisfare gli standard di certificazione – e uno standard specifico – è inusuale. Questa situazione si verifica per pochi altri prodotti primari.

Il riso, ad esempio, non prevede standard simili. Tuttavia, il riso ha un livello di emissioni di gas serra relativamente elevato, a causa delle emissioni di metano associate alla coltivazione del riso bagnato. Proviamo a immaginare la protesta che si scatenerebbe in tutto il mondo se i piccoli coltivatori di riso fossero costretti a rispettare rigide norme ambientali con un impatto potenzialmente negativo sul loro reddito e mezzi di sostentamento.

Il caffè, che a differenza del riso o dell’olio vegetale non è un alimento primario, non subisce livelli di pressione simili per quanto riguarda il rispetto di determinati standard di certificazione. Esistono certo alcune norme, come ad esempio la certificazione per il commercio equo e solidale e la Rainforest Alliance, ma la loro adozione è relativamente ridotta e limitata soprattutto ai mercati occidentali. Vi è un consenso generale riguardo alle tipologie di caffè speciali per soddisfare le richieste sulla base del gusto – e questo è il fattore prevalente nella produzione del caffè.

Indipendentemente dalle ragioni delle pressioni cui è soggetta l’industria dell’olio di palma affinché vengano adottati standard di produzione, non vi è alcun motivo di ritenere che finirà. In realtà è l’espressione di un desiderio basato sull’attivismo dei mercati occidentali per ottenere la garanzia che i prodotti siano realizzati in un certo modo.

Ma cosa succede quando tali norme non esistono o sono troppo onerose per la maggior parte dei produttori?

Nella definizione di uno standard deve essere applicato un certo grado di realismo e di consenso. Ecco perché, ad esempio, gli standard nazionali – come MSPO – passano attraverso una lunga procedura di definizione che si attiene alle norme internazionali nella definizione degli standard. Questo impedisce che gli standard prendano in considerazione un mondo di parametri di riferimento, norme e procedure ideali che semplicemente non sono praticabili per la maggior parte degli operatori del mercato.

Così l’MSPO esprime efficacemente due aspetti.

In primo luogo, il fatto che la certificazione per l’olio di palma sta maturando e si sta consolidando. L’RSPO è presente da poco tempo sulla scena internazionale. Ma è al servizio di un particolare mercato e di un particolare bisogno, e svolge bene il suo compito.

Stanno emergendo altri parametri di riferimento, quali il POIG e l’HCS del GAR. POIG è adatto a un certo numero di aziende che sono in grado di fare quel tipo di scelta; allo stesso modo l’HCS va bene per GAR e per altri grandi produttori integrati verticalmente. L’MSPO, invece, è idoneo per l’industria malese e per condizioni nazionali specifiche, e questo porta al secondo punto della questione.

L’MSPO rappresenta la differenza qualitativa tra l’olio di palma malese e quello di altri paesi. Così come esiste un livello di garanzia della qualità che può essere riscontrato, ad esempio, nei bovini australiani, nella produzione giapponese e nell’innovazione americana, c’è un livello di garanzia che può essere identificato solo nel marchio che certifica la provenienza dell’olio di palma dalla Malesia. Questa garanzia parte dal riconosciuto ‘modello malese’, sostenuta dall’idea che i piccoli produttori stanno beneficiando delle coltivazioni di olio di palma, e che i prodotti a valle di alta qualità sono realizzati e commercializzati nei mercati di tutto il mondo.

Yusof Basiron, CEO di MPOC